Sulla stampa e sui media in generale, forse trascinati dalla visibilità della virale e geniale campagna pro SLA delle secchiate di dollari/euro ed acqua gelata (The Ice Bucket Challenge), ha trovato spazio una breve polemica estiva centrata sulla difficoltà tutta italiana che incontra chi intende fare donazioni ad una Onlus o ad un’associazione di volontariato piuttosto che di promozione sociale.

Uno degli esempi racconta dell’IVA a perdere pagata sulle donazioni o meglio sugli obiettivi realizzati con questi fondi, portando tra i tanti esempi i € 300.000 di Iva dovuti per la ricostruzione del polo scolastico e sociale di Cavezzo, colpito dal terremoto del 2012, o ancora il milione di IVA da pagare sui 5 milioni donati attraverso la Ciessevi di Milano per coprire il costo dei lavori di costruzione della Casa del Volontariato.

Del resto non ci consola né ci rassicura sapere delle oltre trenta tra leggi e decreti varate negli ultimi dieci anni per regolamentare la materia, certamente tutte dettati da ottime intenzioni e buona volontà, ma come al solito realizzate più che all’italiana alla amatriciana, senza offesa per un condimento delizioso.

Questa sollecitudine creativa nel legiferare ci ricorda la recente (giugno 2013) normativa Consob con delibera 18592 “Adozione del Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line” che ci proietta all’avanguardia europea nelle strategie di Crowdfunding. L’avanguardia però si è fermata alle ottime intenzioni di cui sembra sia lastricato un certo ambiente dantesco, senza che ciò produca iniziative concrete. Infatti questa normativa regolamenta le modalità attraverso cui le start-up possano offrirsi al pubblico consentendogli di partecipare ad un aumento di capitale. In sostanza con una modalità, diciamo semplificata, offrono quote societarie in cambio di denaro, peccato che al solito in Italia ci siano più leggi e norme di quanti le seguano, perché anche in questo caso i risultati sono peggio che deludenti.

Viene infatti da sorridere leggendo appunto di Crowdfunding perché, anche ammesso che il Funding, ovvero la liquidità abbondi davvero, quello che certamente non esiste è il Crowd, cioè la folla che si precipita a comprare. Tant’è che le poche start-up che sono riuscite a finanziarsi davvero come Diaman Tech o Paulownia, più che alla folla si sono rivolte ad amici e parenti o nel migliore dei casi a clienti già acquisiti, il che non è esattamente il modello all’origine di queste strategie di Fundraising.

Possiamo chiudere il capitolo osservando che al momento ci sono più piattaforme di raccolta fondi “Equity” cioè speculativi, che clienti disposti ad utilizzarle, il che descrive un altro pianeta rispetto a quello dei prospetti finanziari e della stampa specializzata. Si deve trattare di quello stesso pianeta raccontato proprio ieri da Confcommercio per il quale nel Nord Italia viene accolta oggi una richiesta di fido su 4, che ci sembrano già poche, e al sud una su duecento.

Un altro esempio e poi chiudiamo questa rassegna doverosa ma dolorosa, è quello della Regione Lombardia che a fronte di uno stanziamento diretto per finanziare le imprese propone di dirottarlo verso Confidi motivandolo come finalizzato al medesimo scopo. Peccato che i soldi in questo modo vadano a finanziare la stessa Confidi che naviga in pessime acque avendo appunto sempre prestato i soldi ai soliti amici degli amici e fermiamoci qui per evitare querele.